Attraversamenti

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I ragazzi che partecipano al laboratorio provengono sia da questa sede centrale, qui all’Arcella, sia dalle due succursali; una è abbastanza vicina, l’altra invece è situata dalla parte
opposta della città, al Bassanello. Quelli che arrivano dal Bassanello, per poter partecipare al laboratorio, terminato l’orario mattutino di lezione, devono attraversare tutta la città. Perciò ci raggiungono con una decina di minuti di ritardo rispetto all’orario di inizio. Entrano senza creare disturbo, si tolgono la giacca e si inseriscono nell’esercizio in corso senza perdere un solo istante.
Solo alla fine della lezione ho scoperto che rinunciano anche al pranzo e lo rinviano alla fine, per non attardarsi troppo. Penso alla motivazione con cui accettano questo sacrificio e sarei curioso di capire quali sono le attese e i bisogni che li spingono a essere qui, adesso.
Oggi si sono aggiunti altri due studenti, un ragazzo e una ragazza di una terza. In origine avevo proposto di limitare il gruppo a un massimo di quattordici partecipanti ma invece di pensare ai limiti di un potenziale overbooking stavolta ho accettato di pensare alle possibilità che questa cosa ci potrà offrire.

Così proseguiremo in sedici.

Dopo una prima parte dedicata al risveglio del corpo e della voce, delle abilità percettive e di relazione – innestandoci dentro esercizi di recitazione – ho proposto ai miei giovani attori di leggere insieme l’inizio di una storia che sto scrivendo per loro – una drammaturgia per quattordici, ora diventati sedici personaggi – in cui una guerra per bande, con tanto di cori e corifei, famiglie difficili e amori complessi, ci permetterà da un lato di entrare tutti nel vivo della recitazione e nel contempo di ragionare “drammaturgicamente” sui temi e le difficoltà di cui si parla e che in grossa parte sono proprio quelli che i ragazzi hanno individuato come “urgenti” nel corso di uno brainstorming fatto durante la prima lezione.

Mentre li vedo lavorare un po’ mi stupisco della qualità del loro impegno, se penso a quello
che comunemente diciamo delle nuove generazioni e al pregiudizio che ne deriva; anch’io ho iniziato a recitare alla loro età, a quindici anni. E riscopro parte di quello stesso impegno. Che bello!